L’ingegnosa arte del fare teatro

Alan Ayckbourn
Traduzione di Leonardo Franchini

L’ingegnosa arte del fare teatro

Una guida per autori e registi


Voci e volti dello spettacolo 10
Uscito il 07/2014
128 pagine
Isbn: 9788875272678
Aree: Scrittura, Teatro
Keyword: Regia

 


 


 


 


 


Alan Ayckbourn ha scritto questo libro mettendosi, come sempre fa, dalla parte del pubblico. Infatti, sebbene si rivolga ad autori, registi e attori, fornisce consigli, svela trucchi, suggerisce espedienti che deliziano, grazie a una scrittura colloquiale e ironica, anche i non addetti ai lavori.
Diviso in una prima parte dedicata a come si scrive un testo teatrale e una seconda dedicata a come si mette in scena uno spettacolo, L’ingegnosa arte del fare teatro costituisce un manuale per chi si occupa professionalmente di teatro e allo stesso tempo una piccola guida al mondo vero della scena e anche al dietro le quinte.


Alan Ayckbourn, drammaturgo e regista teatrale inglese, è uno dei più famosi autori di teatro contemporanei. I suoi lavori, tradotti in trentacinque lingue, sono stati rappresentati sui palchi e nelle televisioni di tutto il mondo; tra i tanti ricordiamo: Camere da letto, Family Circles, Sinceramente bugiardi e Confusioni. Dalle sue opere Intimate Exchanges e Private Fears in Public Places il regista francese Alain Resnais ha tratto i film Smoking/No Smoking e Cuori.


 


Dicono del libro


L'ingegnosa arte di Alan Ayckbourn. Esce in Italia il libro firmato dal celebre commediografo, per addetti ai lavori e non solo, su Teatroteatro.it, rivista online, 2 settembre 2014. Per leggerla cliccare qui


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Un giorno scoprii una scritta fresca fresca sul muro della scuola, mi avvicinai e lessi: “Papà Barrault (il maestro) è fesso”. Il cuore mi batté forte, lo stupore mi inchiodò lì, avevo paura. “Fesso”, non poteva trattarsi se non di una di quelle parolacce che for- micolavano nei bassi fondi del vocabolario, e che un bambino per bene non incon- tra mai; breve e brutale, aveva l’orribile semplicità degli animali più rozzi. Era già troppo averla letta: vietai a me stesso di pronunciarla, nemmeno sottovoce...

(J.P. Sartre, Le Parole)