Sul teatro scritti 1907-1912

Vsevolod Mejerchol ́d
Prefazione di Raissa Raskina
Traduzione di Leonardo Franchini

Sul teatro scritti 1907-1912

Voci e volti dello spettacolo 17
Uscito il 11/2015
128 pagine
Isbn: 9788875273088
Aree: Teatro

 


 


 


 


 


Questo libro, uscito a Pietroburgo nel 1913, raccoglie testi, in parte ritradotti in questa nostra edizione presentata da Raissa Raskina, che sono considerati fondamentali per il teatro d’avanguardia del Novecento. Si tratta di scritti che segnano il progressivo distacco dal teatro naturalista della tradizione per aprire verso una concezione astratta e stilizzata della messinscena. Testi che innovano anche sul piano metodologico perché nulla si narra né si teorizza se non è stato prima sperimentato sulla scena personalmente dall’autore. In sostanza, Sul teatro permette di farsi un’idea del percorso di Mejerchol ́d che, da un teatro carico di simbolismo visivo, passando per lo studio dei greci e della Commedia dell’Arte, condurrà alla “biomeccanica” e alle storiche regie degli anni Venti.


 


Vsevolod Mejerchol ́d – nato nel 1874 e fucilato nel 1940, durante il terrore staliniano – è stato un attore e un regista teatrale russo che ha giocato un ruolo essenziale nella storia del teatro europeo. Tra i primi realizzatori di quel modo di fare teatro che supera l’esperienza di Stanislavskij, di cui fu allievo, gettò le basi per la sperimentazione artistica che vede l’arte teatrale come officina di tutte le arti.


 


Leggi qui la recensione di Gianni Poli pubblicata su Drammaturgia.


Leggi qui la recensione di Marco Menini pubblicata su Krapp's Last Post.


Altri libri dell'area Teatro:


Prossime uscite
next
Raccontare a fumetti
Di Stefano Santarelli
Il linguaggio dei comics dall’idea al disegno
15.00 €
Ordinabile
via email
disponibile dal 5/10/2017
Il linguaggio dei comics dall’idea al disegno
prev
Avvisi ai naviganti
Depurazioni di Luigi Guercia
22/09/2017 -

 

Un giorno scoprii una scritta fresca fresca sul muro della scuola, mi avvicinai e lessi: “Papà Barrault (il maestro) è fesso”. Il cuore mi batté forte, lo stupore mi inchiodò lì, avevo paura. “Fesso”, non poteva trattarsi se non di una di quelle parolacce che for- micolavano nei bassi fondi del vocabolario, e che un bambino per bene non incon- tra mai; breve e brutale, aveva l’orribile semplicità degli animali più rozzi. Era già troppo averla letta: vietai a me stesso di pronunciarla, nemmeno sottovoce...

(J.P. Sartre, Le Parole)