La mia vita

Isadora Duncan
Prefazione di Eugenia Casini Ropa

La mia vita

Autobiografia di una grande pioniera della danza moderna


Voci e volti dello spettacolo 4
Uscito il 11/2003
223 pagine
Isbn: 9788875271947
Aree: Teatro
Keyword: Storia, teorie e monografie

 


 


 


 


“L’alone leggendario e scandalistico che si è addensato per molti decenni, in vita e in morte, intorno alla figura di Isadora Duncan, ha offuscato tuttavia fino ai giorni nostri tanto la realtà storica della sua biografia quanto la portata artistica e culturale della sua opera. Gli episodi trasgressivi e tragici della sua esistenza, così come i suoi piedi nudi e le tuniche alla greca, sono stati e sono ancora molto più familiari all’immaginario collettivo dei cultori stessi della danza, di quanto non lo siano i suoi principi estetici e tecnici. Solo molto recentemente studi più rigorosi e strumenti metodologici più idonei hanno offerto nuove prospettive su questa donna e danzatrice davvero singolare, riportando alla luce una figura concreta, pienamente calata nel suo tempo e dunque finalmente adeguata a entrare in rapporto storico, e non più mitologico, col nostro. La sua vita, il suo pensiero e la sua arte, di solito definiti profetici o visionari dai precedenti commentatori e collocati così in un limbo di spontaneismo in cui dominano la casualità, l’istintività e l’intuizione, sono oggi molto più chiaramente analizzabili e valutabili alla luce del contesto che li ha generati e con la consapevolezza dell’influenza esercitata nel corso di un intero secolo. È dunque possibile leggere con spirito diverso questa sua autobiografia, senza pruriti scandalistici né sprezzature intellettualistiche, ma lasciandola parlare e ascoltandola con la massima apertura. Seguendo il flusso un po’ scomposto della memoria, che trascina con sé persone, eventi e pensieri senza soluzione di continuità, si scoprono le sfaccettature di una personalità incredibilmente volitiva e senza remore, ma anche fragile e vittima della propria impulsività, si ritrova un mondo scomparso con i suoi valori e le sue ipocrisie, i suoi fasti e le sue miserie, ci si culla sulla superficie accattivante del racconto ma si incappa a tratti in indizi dispersi di verità più profonde”. (dalla Prefazione di Eugenia Casini Ropa)


Isadora Duncan, nata il 26 maggio 1877 a San Francisco e morta tragicamente il 14 settembre 1927 a Nizza, ha percorso i cinquant’anni della sua esistenza in una sfida costante agli usi e alle aspettative della società dei suoi giorni, aprendo e imprimendo un solco sovvertitore tanto nel terreno delle convenzioni sociali quanto di quelle artistiche.


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Un giorno scoprii una scritta fresca fresca sul muro della scuola, mi avvicinai e lessi: “Papà Barrault (il maestro) è fesso”. Il cuore mi batté forte, lo stupore mi inchiodò lì, avevo paura. “Fesso”, non poteva trattarsi se non di una di quelle parolacce che for- micolavano nei bassi fondi del vocabolario, e che un bambino per bene non incon- tra mai; breve e brutale, aveva l’orribile semplicità degli animali più rozzi. Era già troppo averla letta: vietai a me stesso di pronunciarla, nemmeno sottovoce...

(J.P. Sartre, Le Parole)