Aristotele a Hollywood - la prefazione di Chris Vogler

Aristotele a Hollywood? All’inizio il titolo originale scelto per il libro sembra il pitch di un brutto film sul viaggio nel tempo. “Così il greco Aristotele viene colpito in testa con un’anfora e si risveglia a Hollywood, dove la sua filoso- fia è stata trasformata in film campioni d’incassi, salvando uno dei più im- portanti studi cinematografici”. Ma in effetti Aristotele a Hollywood è una grande idea, e non solo per un film, è un’idea di cui può beneficiare chiun- que stia cercando di diventare un artista migliore. L’“high concept” di Ari Hil- tunen consiste nel partire dagli scritti di Aristotele sulla tragedia greca per adottarli come principi di narrativa che possono essere di grande aiuto per i moderni narratori, che siano commediografi, sceneggiatori o romanzieri. Hil- tunen ci mostra come le acute osservazioni sulla natura umana e l’effetto del dramma sul pubblico possono costituire ancora un aiuto per il lavoro degli scrittori moderni.

Sono venuto a contatto con il lavoro di Ari verso la metà degli anni ’90 quando ho avuto la grande opportunità di partecipare al programma PILOTS, un workshop annuale dove team creativi provenienti da tutta Europa svi- luppano storie per il cinema e la TV con l’assistenza di professionisti del set- tore, americani ed europei. Tale esperienza mi ha aperto le porte del mondo e mi ha portato in contatto con persone interessanti, appartenenti a culture differenti.

Una di queste persone, Ari Hiltunen, l’autore di questo testo, è comparso sulla mia strada durante il primo anno in cui ho partecipato a PILOTS, quando ancora mi godevo le bellezze di Barcellona e il resort lungo la spiaggia di Sit- ges, dove si tenevano i workshop del programma. Avevo appena partecipato a una presentazione in cui descrivevo il modello del “viaggio dell’eroe”, quando Ari mi si avvicinò e si presentò come dirigente televisivo di un’emit- tente finlandese. Apparentemente sembrava che avesse trovato qualcosa di ri- sonante nella mia interpretazione del “viaggio dell’eroe” di Campbell. I finlandesi hanno la reputazione di essere piuttosto riservati ma Ari, con quel suo entusiasmo per l’argomento, sembrava sfidare lo stereotipo nazionale. Ari voleva parlare del “viaggio dell’eroe” e aveva molte domande su come lo avessi scoperto e come lo vedessi applicato ai film di Hollywood, perciò an- dammo in uno dei graziosi caffè di Sitges per continuare a parlare. Mi accorsi subito che mostrava una forte ammirazione per la mitologia e le sue poten- zialità nel guidare i narratori moderni ed era inoltre molto curioso di capire cosa stessi facendo per sviluppare una teoria della struttura mitica. Sembrava stesse provando lo stesso piacere che avevo sentito io quando entrai a con- tatto con il modo di pensare mitico.

Ari aveva delle idee sue e disse che stava lavorando a una teoria per gli sce- neggiatori a partire dalla Poetica. Avevo fatto cenno ad alcuni dei concetti di Aristotele, in particolar modo alla catarsi, nella presentazione per PILOTS e dissi ad Ari che le idee e la terminologia di Aristotele rappresentavano si- curamente un elemento importante nel bagaglio generale di conoscenze di Hollywood.

Uno dei grandi insegnanti di sceneggiatura alla University of Southern Cali- fornia è stato il compianto Irwin Blacker, una persona formidabile che ha la- sciato la sua forte impronta su generazioni di studenti di cinema, inclusi John Milius e George Lucas. Non tollerava i ritardi e proibiva, tra le altre cose, di indossare il cappello in classe. Ci faceva lavorare seriamente e, non appena entravi in una delle sue classi, il primo shock era scoprire che si aspettava che leggessi la Poetica per intero, la capissi e la utilizzassi nelle tue storie. Que- sto non era un compito affatto facile, poiché il testo di Aristotele è incompleto e ostico. Ma il professore Blacker prima di lasciare la sua classe si assicurava che capissimo e applicassimo l’essenza del pensiero aristotelico. Con un altro importante libro di testo L’arte della scrittura drammaturgica di Lajos Egri, Blacker assicurava ai suoi studenti una solida base di teoria. L’importanza che dava alla Poetica ebbe un effetto a lungo termine e i suoi insegnamenti fu- rono portati avanti dai suoi studenti, che ora fanno film o sono docenti nelle migliori scuole di cinema.

Gli studi su Aristotele erano ancora freschi nella mia mente quando scoprii il modello del “viaggio dell’eroe” di Joseph Campbell. Trovai che i due si- stemi si completavano perfettamente a vicenda e condividevano lo stesso orientamento per cui il dramma e la narrazione mitica mirano entrambe a de- terminare nel pubblico un riequilibrio psicologico e una soddisfazione spi- rituale. Entrambi riguardano gli elementi necessari per creare l’esperienza drammatica catartica nel pubblico. Potevo constatare, in film come Il Pa- drino e Gangster Story, che la descrizione di Campbell del cammino, a volte tragico, dell’eroe coincideva con le idee di Aristotele sulla sequenza appro- priata degli avvenimenti, sull’unità drammatica, e sul condurre l’eroe e il pub- blico verso un’esperienza catartica. La sensibilità mitica pervade l’idea del dramma di Aristotele poiché le opere greche di cui stava scrivendo erano spesso tratte direttamente dai miti della sua cultura. Infatti, l’elaborazione di opere teatrali e tutte le componenti del testo (attori, maschere, palco, pro- scenio, cori, dialogo ecc.) erano stati ideati per dare espressione all’insieme di miti che pervadeva la cultura ai tempi di Aristotele.

Quando cominciai a leggere sceneggiature per gli studi di Hollywood scoprii che molti scrittori e registi erano a conoscenza delle teorie di Aristotele e le usavano nel loro lavoro e mi resi conto che l’opera del filosofo greco e le sue riflessioni hanno sfidato i secoli per arrivare, ancora oggi, a guidare gli autori di opere drammaturgiche. Quando studiavo la Poetica al college trovai molti punti oscuri e misteriosi. Sentivo che c’era qualcosa di molto più prezioso lì, sepolto da secoli sotto i cambiamenti della lingua e della cultura, in attesa che qualcuno lo portasse alla luce. In una lingua confusa e ambigua si celano principi, regole di com- posizione e di drammaturgia che potrebbero essere ancora estremamente utili, se solo uno volesse scavare e riesumarli. A quanto pare Ari era la per- sona adatta per il lavoro: aveva entusiasmo e credeva profondamente in quel- l’opera. La sfida era trasformare quello che diceva Aristotele in principi drammaturgici utilizzabili.

Così qualche drink e un tramonto dopo, incoraggiai Ari nella sua ricerca. Fui contento che stesse per avviare il lavoro di rielaborazione della teoria di Ari- stotele in qualcosa di immediatamente utile per narratori e per scrittori di ci- nema e TV, tanto quanto io ho cercato di reinterpretare le idee di Campbell in una cosa utile per scrivere sceneggiature.

Oggi, molti tramonti dopo, ho il piacere di vedere questo libro pubblicato, spero lo troverete illuminante e utile così come lo è stato per me. Se siete scrittori o artisti troverete in questo testo delle indicazioni pratiche e imme- diate come il giorno in cui Aristotele le ha dettate. Se siete semplicemente amanti del cinema che vogliono sapere di più sul motivo per cui queste im- magini che aleggiano possono avere un effetto così profondo su di noi, con questo testo potete ampliare le vostre conoscenze e aumentare il piacere di andare a vedere un film.

Chris Vogler

Prossime uscite
next
Visivo audiovisivo multimediale
Di Maurizio Teo Telloli
Manuale didattico ad uso di studenti e insegnanti
17.00 €
Ordinabile
via email
disponibile dal 26/4/2018
Manuale didattico ad uso di studenti e insegnanti
prev
Avvisi ai naviganti
Appuntamenti con i nostri autori
12/04/2018 -

 

Sabato 21 aprile alle ore 18.30 l'AperiLetterario in danza presso il Centro performativo Cosìarte di Ostia (lungomare Lutazio Catulo 14) ospiterà Valeria Morselli e il primo volume di "La danza e la sua storia".

 

Non mancate!