Improvvisare e scrivere in rima

Francesco Burroni

Improvvisare e scrivere in rima

Un manuale tecnico-pratico


I taccuini 22
Uscito il 05/2009
128 pagine
Isbn: 9788875270698
Aree: Scrittura
Keyword: Recitazione

 


 


 


 


Chi non ricorda Cyrano, il suo naso ma soprattutto la sua capacità di improvvisare battute in rima? Versificare inventando rime all’impronta è una pratica diffusa tanto a livello di cultura popolare quanto nella tradizione colta. Il fenomeno della rima improvvisata è stato poi rilanciato a livello mondiale dal rap, che ne ha fatto il linguaggio delle nuove culture metropolitane. Lo scopo di questo libro è insegnare la pratica dell’improvvisazione e della scrittura in rima a cantanti, attori, poeti e allievi dei corsi di scrittura creativa e poesia. Uno strumento che offre un vasto repertorio di esercizi pratici, dopo una breve introduzione storica e una sintesi panoramica della metrica, della ritmica e della versificazione.


Francesco Burroni, attore, autore, regista e insegnante, dirige e cura dal 1988 il progetto sul "Match d’improvvisazione teatrale" per l’Italia. Svolge una vasta attività formativa e di ricerca e per vari anni ha tenuto i corsi di improvvisazione allo Zelig di Milano. Nel 1998 a Lille, ha guidato la nazionale italiana alla conquista del campionato del mondo d’improvvisazione teatrale. Ha pubblicato nel 2007 Match di improvvisazione teatrale, Dino Audino Editore.

Indice


Introduzione; Capitolo Primo: Breve storia dell’improvvisazione in versi; Capitolo Secondo: La metrica ovvero: la grammatica della poesia; Capitolo Terzo: Le forme poetiche; Capitolo Quarto: L’ottava; Capitolo Quinto: Il sonetto; Capitolo Sesto: Il rap improvvisato (freestyle); Capitolo Settimo: L’improvvisazione teatrale in rima; Bibliografia; Sitografia; Materiali video.


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Un giorno scoprii una scritta fresca fresca sul muro della scuola, mi avvicinai e lessi: “Papà Barrault (il maestro) è fesso”. Il cuore mi batté forte, lo stupore mi inchiodò lì, avevo paura. “Fesso”, non poteva trattarsi se non di una di quelle parolacce che for- micolavano nei bassi fondi del vocabolario, e che un bambino per bene non incon- tra mai; breve e brutale, aveva l’orribile semplicità degli animali più rozzi. Era già troppo averla letta: vietai a me stesso di pronunciarla, nemmeno sottovoce...

(J.P. Sartre, Le Parole)