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Pensare la Scuola

«Una scuola di teatro non è una scuola professionale che deve fornire personale al teatro così com’è. In qualche modo è giusto che segua progetti di teatro. Le scuole dovrebbero esserci e servire a coprire con complementarità tutte quante le diverse possibilità e, soprattutto, mettere i giovani attori in condizione di poter fare delle scelte, di potersi orientare. Non penso che una scuola possa fare tutto. Sarebbe come dire che esistono delle tecniche di recitazione: non esistono tecniche di recitazione! Una scuola di teatro serve innanzitutto a far capire a chi vuol fare teatro se può farlo o se non può farlo. E se può farlo, che tipo di persona è, in che modo possa vivere e abitare nel mondo del teatro. Cercare di conoscersi praticamente. E non cercare di essere utilizzabile.»

Clicca qui per continuare a leggere l'intervista estratta da Il quaderno delle lezioni di Luca Ronconi.

Masterclass on line

La necessità di un metodo attoriale. Dall'azione elementare al simbolo

Sabato 30 e domenica 31 gennaio due incontri di 3 ore ciascuno con Carlos María Alsina.

Saper scrivere tra le righe

«Nel dialogo non conta solo quello che si dice. Il dialogo insinua. Suggerisce. Risuona. Dal subconscio, quando ascoltiamo un grande dialogo, affiorano alla mente associazioni con ciò che viene detto, e questo approfondisce i personaggi e aggiunge spessore al loro scambio. È quello che si definisce sottotesto.»

Continua a leggere qui l'estratto da Scrivere grandi dialoghi.

Eroe a modo mio

«Zadie Smith, in Perché Scrivere, si chiede che cosa ci sia di più ridicolo oggi dello stare seduti davanti a un computer a scrivere un romanzo. E si accorge che in effetti qualcosa di più ridicolo c’è: stare seduti davanti al computer a scrivere poesie. C’è dissonanza tra il mestiere dello scrittore e la società in cui viviamo. Il silenzio, la concentrazione, la solitudine, quel lento lavoro artigianale di cesello che chi scrive fa sulla pagina, appaiono come stonature sociali. Il fatto è che il desiderio di scrivere non riesce a passare inascoltato. Si impone a volte con così grande impeto da far paura.»

Continua a leggere qui Eroe a modo mio, tratto da Scrivere.

Come ho scoperto l'arte della "disobbedienza"

«A diciassette anni più di qualsiasi altra cosa al mondo volevo diventare un’attrice. Così sono entrata in una scuola di recitazione, determinata a imparare il mestiere. All’epoca il modello di riferimento per la formazione dell’attore era il Sistema Stanislavskij. Ho passato ore e ore a “visualizzare”, a “sentire il caldo e il freddo” e poi moltissime altre a fare memoria emotiva. Ripensavo alla morte del mio gatto Muffy e cominciavo a piangere. Tempestavo di appunti i copioni. A margine scrivevo i miei obiettivi e i verbi che descrivevano le mie azioni: «provocare, placare, sedurre». Facevo improvvisazioni sul passato dei miei personaggi, o sugli animali che gli assomigliavano, e scrivevo dettagliatissimi monologhi interiori. Ci mettevo tutto il mio impegno. Poi un giorno, durante una lezione su Shakespeare...»

Continua a leggere qui l'inizio dell'avventura di Niki Flacks.

Il libro
Concorso docenti. Classi A-09 A-57 e A-58