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Loïe Fuller

Una vita da danzatrice

Memorie di un mito della danza moderna

Prefazione di Elisa Guzzo Vaccarino
Traduzione di Pietro Dattola

Voci e volti dello spettacolo, n. 8
2013, pp. 144

ISBN: 9788875272708
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Sinossi

Loïe Fuller è stata, prima di Isadora Duncan, la più famosa danzatrice americana a diventare una grande star in Europa. Come racconta in questo libro – finora inedito in Italia e uscito giusto un secolo fa, nel 1913 –, a trent’anni fu scritturata a Parigi al Folies-Bergère e divenne in pochissimo tempo uno dei miti della Belle Époque. Questa autobiografia è importante non solo per il racconto di quegli anni gloriosi in cui anche Toulouse-Lautrec le dedicò ritratti e disegni, ma anche perché racconta la sua tecnica di danza fortemente influenzata dalla scenografia e dalla illuminotecnica. La Fuller infatti rivoluzionò la danza nel momento in cui potenziò il movimento del corpo integrandolo con ampi tessuti colorati, luci e suoni che ne esaltarono la dinamicità. Da qui nacquero costumi e coreografie a forte impatto visivo che cambiarono definitivamente sia il modo di danzare sia la scenografia e la messa in scena classiche del balletto. Scrive Elisa Guzzo Vaccarino nella prefazione: «Pioniera dell’interdisciplinarità, oggi praticata e conclamata ovunque nella danza contemporanea, Loïe Fuller, “the Goddess of Light” [...], è capostipite della multimedialità e della virtualità con pragmatismo americano e sofisticazione europea, giocando abilmente con il polimorfismo più ardito e rutilante, dove organico e tecnologico si fondono in perfetta armonia trasfigurata». Di tutto ciò si parla in questo libro che si colloca, accanto all’autobiografia di Isadora Duncan, tra i classici della letteratura sulla danza.

Autore

Loïe Fuller

Nacque nel 1862 a Hinsdale, nell’Illinois. Si formò come attrice teatrale, cantante e ballerina in tenera età ed esordì nel 1868 a Chicago. Ottenne grande successo in patria e in Europa, esibendosi a New York, Parigi, Londra, Berlino, Atene. Morì a Parigi nel 1928.

Indice

L’autobiografia di Loie Fuller e la storia della sua celebre “danza serpentina”, recensione di Leonilde Zuccari su Il giornale della danza, per leggerla clicca qui