Taxi Driver. Regia di Martin Scorsese
Analisi della sceneggiatura di Paul Schrader
Taxi Driver è il cult-movie per eccellenza. Pietra miliare della New Hollywood, frutto del genio visionario di Martin Scorsese e della penna tormentata di Paul Schrader, a cinquant’anni dalla sua uscita è ancora considerato un capolavoro senza tempo da critica e pubblico. Come tutti i grandi testi cinematografici, offre molteplici livelli di lettura, a partire dall’iconico e memorabile protagonista Travis Bickle, che dall’interno del suo taxi guida lo spettatore in un labirinto in cui il senso è smarrito, percorrendo una metropoli che di giorno vuol essere la culla della cultura occidentale ma di notte si rivela il pozzo degli incubi di una società sempre più alienante e violenta. Complesso e apparentemente privo di struttura compositiva, Taxi Driver in realtà è il perfetto esempio di come dietro i più riusciti e memorabili esempi di “cinema d’autore” siano presenti le forme e le strutture del canone della drammaturgia. E così, per la prima volta, attraverso un’analisi puntuale scena per scena, si tenta di dipanare e comprendere il senso profondo del testo filmico, all’interno della complessità dell’opera.

