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AA.VV.

Vedute della provincia di Latina

dal '500 all'800

Vedute d'Italia, n. 20
2001, pp. 96

ISBN: 9788886350396
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Sinossi

In una antologia di stampe d’epoca le immagini del viaggio verso il Sud seguendo l’Appia attraverso Cori, le paludi Pontine, Terracina, Fondi, Gaeta e Minturno. Le descrizioni di storici, geografi, economisti, o la sensibilità di artisti e viaggiatori che percorsero lungo l'Appia, regina viarum, l'area a Sud di Roma, l'attuale provincia di Latina, ci trasmettono un quadro singolare e contraddittorio di quell'area meridionale del Lazio. Le terre fertili inondate dal sole, i luoghi mitici dell'Odissea, le mete degli "otia" degli antichi, le città medievali e i porti pontifici; ma anche paludi desolate, pastori e rari contadini che "vivono morendo", lo spettro sottile e obliquo della "mal'aria", povertà e brigantaggio, solitudine e malinconia.
Anche oggi la provincia di Latina, ex regione di confine con il Regno di Napoli, culturalmente papalina fino a Terracina e già napoletana da Fondi al Garigliano, nata solo nel 1934 con la fusione di ambienti sociali e geografici diversi, rimane una terra di contrasti per molti aspetti da riscoprire.
Questa antologia di stampe vuole ripercorrere visivamente un itinerario immaginario lungo gli antichi tracciati viari, accanto a monumenti e memorie romane, fino a rivisitare i centri urbani della provincia così come apparivano nei secoli dal '500 all'800. Dalle incisioni, molto diverse tra loro, emergono le varie interpretazioni figurative del territorio; accanto agli interessi geografici, ora l'attenzione ai valori paesaggistici, ora una più oggettiva visione documentaria. Da tutte (dalle semplici vedutine dell'Antonini a quelle più imbevute di senso storico e archeologico di Rossini) trapela la fatica e lo stupore dei viaggiatori sulla via Appia di fronte ai resti di uno splendido passato, ai centri sottratti alle paludi, a quelli che ne segnano il limite; paesi tanto più ricchi di fascino quanto più difficili da raggiungere.
Sono le stesse impressioni per cui Goethe, al suo arrivo a Fondi, salutato dai rami carichi di arance protesi fuori dalle mura della città, definì questa terra pontina "la più bella contrada non solamente d'Italia, ma del mondo intero".